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Il tema del sacrificio nel Metodo Stella Maris: quando l’arte diventa terapia


Abstract dell’elaborato finale di Sonia Mastrotto nel percorso formativo in Stella Maris,

Scuola di Arteterapia del colore


Al termine del proprio percorso, ogni studente elabora una tesi finale, un elaborato che riassuma la propria esperienza nel percorso svolto in Stella Maris e divenga una guida e un punto di riferimento per la propria vita futura.

Sonia Mastrotto, arteterapeuta che abbiamo intervistato nel nostro blog, ci ha gentilmente fornito un estratto del suo elaborato finale, da cui possiamo insieme capire l’importanza che il corso ha rivestito nella sua vita e quale contributo il Metodo Stella Maris può dare a ciascuno di noi.


Leggiamo insieme la tesi di Sonia?

“La scelta di questo tema è stata inizialmente un impulso subconscio: percepivo a livello del sentire che celava qualcosa di molto prezioso e ho voluto portarvi luce. Pensavo che, una volta finita la scuola che nutre, stimola e protegge, occorresse un elemento vivo, di stimolo nel lavoro, per non perdere mai il calore, l’interesse per l’altro e per il percorso scelto; una sorta di “ravviva fiamma” proprio come lo erano i seminari a scuola. Ho quindi tracciato un filo rosso del non-egoismo, partendo da un aspetto esoterico-spirituale ben spiegato da Steiner: i Quattro Sacrifici del Cristo, per scendere a livello materiale nella manifestazione sacrificale dei riti antichi da Zarathustra a Mitra; quindi ho percepito questa corrente del sacrificio interiorizzarsi sempre di più con l’avvento del Cristo e il mistero del Golgota e diventare elemento evolutivo che ci porta al presente, al Metodo Stella Maris in cui è presente tutto questo percorso metamorfosato.

Il sacrificio è una trasformazione interiore dell’ego, uomo inferiore, in facoltà superiori. Ma il metodo non si inserisce in questo tema solo ideologicamente, lo fa in ogni suo aspetto: nel 2° capitolo ho analizzato come l’aspetto dell’esercizio, del metodo, della disciplina sia certo un sacrificio ma non una mortificazione. Il metodo con la ripetizione di esercizi, con la scansione ritmica in fasi, lo studio e l’approfondimento degli esercizi pittorici, garantisce il lavoro dell’arterapeuta, efficace perché sostenuto dall’autoeducazione e da un’oggettività che permette, in ogni momento, un confronto con altri colleghi e con il medico. Successivamente ho voluto sondare l’aspetto più spirituale del tema del sacrificio e, nel terzo capitolo, l’analisi si è ampliata ad altri due importanti temi usati spesso, ma erroneamente, come sinomini: il Dono e la Rinuncia. A questo punto avevo fatto un quadro storico e spirituale del sacrificio e del fuoco/calore che mi ha introdotta quasi spontaneamente entro gli esercizi, vedendoli in maniera completamente nuova e ampliata. Ho individuato cinque aspetti in cui il sacrificio si manifesta e le relative pitture ad esse riconducibili.


I temi scelti sono stati: La disciplina nell’esercizio come sacrificio dell’ego. Troviamo qui gli esercizi in cui massimamente si esprime la disciplina, nel gesto, nel processo, nel colore: se vengono seguiti fedelmente si sperimenta uno spazio minimo per la nostra volontà egoica e proprio per questo vedremo essere tra gli esercizi più terapeutici e ‘liberi’. L’origine del colore, l’incarnazione terrestre dell’uomo e il mondo vegetalepossono essere visti come i diversi aspetti del sacrificio della luce entro la tenebra: c’è quindi un nesso tra il colore, l’incarnazione dell’uomo e il mondo vegetale che si esprimono in molti esercizi del metodo. La nascita di un nuovo colore a partire da due o più, negli esercizi in cui la trasformazione è totale o parziale è l’esperienza della creazione, della nascita, della trasformazione il cui fondamento è un atto di sacrificio. La fedeltà al ductus significa voler vivere nel processo del colore e dell’esercizio che comporta un sacrificio per l’anima: saper abbandonare “piacere e dispiacere”, i pregiudizi, le rappresentazioni per raggiungere l’elemento conoscitivo di verità. Esercizi in cui il tema è esplicitamente il sacrificio. Libera Volontà come sintesi del percorso del Metodo in quanto rivolto all’uomo del futuro che conclude questa ricerca. Alla fine di questa tesi, ho trovato la mia chiave di volta per essere/fare arteterapia. Non è che l’inizio di un viaggio ma conoscendo le insidie che lo accompagnano, ho trovato nel tema del Sacrificio, ampliato poi nel Dono, Rinuncia e Redenzione, lo stimolo a tenere il mio personale fuoco interiore sempre acceso e un sicuro collegamento alla realtà spirituale: ogni volta che mi confronto con questi temi mi sento rinforzare dentro, richiamata al compito con amore ma anche sostenuta. È stata un’esperienza importante riscoprire il senso profondo del sacrificio perché così ho compreso anche il mio percorso nella scuola: ho trovato le mie radici.


Chi e Che Cosa alimenta le mie intime motivazioni nel mio percorso terreno. Una ricerca che mi ha spinto in passato all’esasperazione, confusione e rabbia per non trovare quel quid che potesse redimere la profonda nostalgia che ho sempre provato, fin da giovanissima: ora posso dire di averlo trovato in questa via cristica di fare/essere arteterapeuta secondo il metodo StellaMaris. Non si tratta solo di realizzarlo per i pazienti ma anche per me stessa, nella quotidianità: si è arteterapeuti sempre. Si è arteterapeuti sempre Ogni istante, ogni evento e incontro diventano occasioni reali e concrete di crescita professionale e animico-spirituale. Non possiamo stare difronte a un paziente se non attraversiamo le bufere astrali della nostra anima, sapendole domare e incanalare in modo costruttivo; se non sappiamo guardare il nostro Doppio non possiamo riconoscerlo nell’altro; se non approfondiamo i temi e il colore come possiamo creare le giuste immagini nell’anima del paziente? Tutto questo è fare-sacro che si realizza in ogni istante della nostra vita.”

MASTROTTO SONIA


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