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Arteterapeuta del colore all’interno di una casa di riposo


A piccoli passi e ancora in modo molto discreto comincia la mia esperienza come Arteterapeuta del colore all’interno di una casa di riposo dove, da quattro anni, ho il piacere di incontrare alcuni dei suoi residenti o ospiti.


Ricordo ancora una signora che, quando ci siamo incontrate la prima volta, mi ha detto con tono pacato:

  • Io abito qui in albergo. –

Diceva queste parole con lo sguardo rivolto all’esterno. I tavoli della sala pittura sono di fronte a un’ampia finestra.

Ho pensato che quello, per loro, è il loro attuale mondo esterno. Ho risposto:

  • Sì, è proprio vero… Qui vedo degli alberi e quasi mi sembra di essere in vacanza. –

Dopo queste mie parole, i suoi occhi si sono illuminati.

Alcuni dei residenti sono affetti di Alzheimer, altri da patologie legate all’età che avanza. Quest’anno due di loro hanno raggiunto un’età importante, 102 anni. Hanno una presenza di spirito molto forte.

Per altri è stata una sorpresa, una meraviglia avere l’opportunità di poter dipingere.

Le signore, all’inizio, dicevano:

  • Signorina le mie mani non sono adatte per dipingere ma per tirare la sfoglia. –

Ognuna, con la propria storia personale e la propria esperienza biografica si è avvicinata a questa Arte e così ho potuto assistere ad un vero e proprio risveglio dell’antico desiderio di accostarsi ai colori. Una signora centenaria, quando le ho mostrato la sua pittura, ha detto:

  • Mi meraviglio di essere stata capace di avere fatto questo capolavoro. –

Il fare da soli e il fatto che sia rimasta traccia del loro fare è significativo, va ad accrescere la fiducia in sé stessi. L’esperienza ha evocato, inoltre, ricordi dell’infanzia legati alla loro vita scolastica.

  • Lasciatemi stare, non sono buona a niente. –

Dicevano alcune ma, dopo un primo avvicinamento ostile hanno cominciato ad affidarsi e ad appoggiarsi, gradualmente, alla magia del colore. Era un processo interiore che veniva attivato.

Alcune si immedesimavano talmente nella bambina che erano state da regalarmi parole sospese nel tempo:

  • Mi piace tanto dipingere, chiederò alla mia mamma di poter iscrivermi a questa scuola di pittura. –

Ogni volta era un sintonizzarci, un aggiustarci sui registri mnemonici dei residenti della casa di riposo. Questo richiedeva un ascolto spregiudicato, mi faceva sentire un po’ come un equilibrista che si muove su più piani spazio-temporali diversi.

Si determina una sorta di presbiopia della memoria. Ci si dimentica di ciò che è accaduto negli ultimi giorni e riaffiorano, con forza, i ricordi della vita vissuta nell’infanzia, giovinezza e maturità.

Di questi incontri, mi affascina sempre la delicatezza con la quale portano i loro pensieri. Frammenti di memoria che in quel momento li facevano stare bene. Sembrano dimenticare, quando sono nella sala di pittura, i piccoli grandi mali ai quali sono ancorati e che, paradossalmente, li fanno sentire ancora vivi. Sorridiamo e ridiamo di gusto ed è proprio vero i colori riscaldano l’anima.

Lo stare insieme in modo diverso, nella condivisione della pittura, allevia e alleggerisce le giornate che trascorrono chiusi in case di riposo e che diventano, spesso, luoghi di solitudine e sofferenza.Le giornate scandite da ritmi conosciuti, ripetitivi a volte portano i residenti a smarrirsi ancora di più.

Judith von Halle, una Architetta studiosa dell’antroposofia, quando parla del disorientamento interiore è spaziale di queste persone mette in primo piano la necessità di realizzare un progetto di architettura che vada proprio incontro ai bisogni di queste persone. Io stessa, le prime volte in cui sono entrata in questi ambienti e scorrendo con lo sguardo ascensori, saloni e corridoi anonimi ed impersonali comunicanti con stanze dalle quali, talvolta, uscivano le voci corali di televisori accesi, ho sperimentato una sensazione di perdita e di smarrimento.

La scommessa dell’arteterapia è stata quella di creare uno spazio di intimità, un’oasi di gioco e silenzio dove gli ospiti potessero rivivere l’esperienza del ritrovarsi, parlarsi e, cosa altrettanto importante, riuscire a portare e a far fruire agli ospiti il Bello.

Ripenso a quanto disse Enzo Bianchi:

“Grama la vita per i vecchi, comincio a sperimentarlo anche se resisto e lotto perché voglio vivere la vecchiaia: non aggiungere giorni alla mia vita, ma aggiungere vita ai miei ultimi giorni”.

Nel 2015 Carla Borri, direttrice della Scuola Stella Maris, mi ha chiesto di portare il Progetto Camelia in una casa di riposo. Lei e il Dr. Angelo Antonio Fierro, responsabile medico-scientifico della Scuola, mi hanno permesso di iniziare come tirocinante e ora che ho concluso il mio percorso formativo continuo sulla strada e sul compito di realizzare quanto si esprime nella citazioni di Enzo Bianchi.


Valentina Nanni


Il progetto Camelia – Demenza nell’Arteterapia del colore è nato inizialmente con il diretto coinvolgimento della Direttrice della Scuola Stella Maris, Carla Borri. Successivamente è stata sperimentata positivamente l’introduzione di Tirocinanti della Scuola del quarto anno.


Ad oggi è presente in questo contesto un equipe di arteterapeuti : Valentina Nanni, Irene Sartini Sartini, Gigliola Avoni . Presso la Scuola di Arteterapia del Colore Stella Maris, chi fa il tirocinio può, una volta diplomato, essere titolare l’anno successivo per altri tirocinanti.

Il-progetto-Camelia
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I colloqui per entrare alla Scuola del Colore sono aperti! Prenota il tuo colloquio e frequenta la Scuola Stella Maris già dall’autunno 2019.

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