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LA VITA COME MAESTRA. TRASFORMARE I TALENTI IN ABILITÀ


Nell’antichità un talento valeva circa 30 Kg di argento, ma oggi qual è il valore del talento? dove possiamo trovarlo?

Il quarto appuntamento del ciclo sul tema biografico/autobiografico tenuto dal Dott. Angelo Antonio Fierro tratta l’affascinante tema dei talenti.

Le parole del Dott. Angelo Antonio Fierro, ci indicheranno come il talento sia in relazione con l’Io, con i valori, con le nostre vite future e in un certo senso anche con la nascita.

Saremo invitati a riconoscere i maestri che abbiamo incontrato, e che magari hanno avuto un ruolo determinante per il nostro talento, come ad esempio la Vita stessa.

Grazie alla citazione di Johann Wolfgang Goethe


“Die Übung macht den Meister”


Ovvero l’esercizio crea il maestro, capiremo come i talenti fioriscano per mezzo dell’esercizio, poiché solo in una disciplina quotidiana l’Io artista trova la sua espressione.

Solo in una disciplina quotidiana l’Io artista trova la sua espressione

Saremo esortati a smettere di cercare. Impariamo a trovare.

Attraverso sei domande, poi il Dott. Angelo Antonio Fierro, ci aiuterà a seguire il file rouge dei talenti nella nostra biografia.

Scopriremo l’immenso valore di una pedagogia illuminata come fucina di talenti e del denaro di donazione a sostegno di questi.

Nel caso in cui non fossimo coscienti del nostro talento, verremo guidati in una vera e propria caccia al tesoro/ talento, tra cassetti pieni di sogni, momenti di riflessione e un impegno continuo verso noi stessi, ma se ancora non riuscissimo a scovarne nessuno, come un esperto giardiniere il Dott. Angelo Antonio Fierro ci insegnerà a far sbocciare nuove capacità, che potrebbero rivelarsi basi solide per talenti futuri.

Vi lascio con una domanda, nelle parole di Einstein

“Io non ho particolari talenti sono soltanto appassionatamente curioso”

Sono forse nascoste le qualità principali per questa ricerca?


Buona lettura


Erika Barionicollaboratrice volontaria presso la Scuola e allieva dell’ultimo anno della formazione quadriennale in arteterapia del coloresecondo il Metodo Stella Maris


Di seguito il video e la trascrizione della conferenza del Dottor Angelo Antonio Fierro

responsabile medico – scientifico dell’Ente di Formazione Stella Maris,

tenuta allaLibreria Ibis Centro di Studi di Cultura Tradizionale a Bologna.


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ANGELO-ANTONIO-FIERRO_TRASFORMARE-I-TALENTI-IN-ABILITà
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Quarta puntata di questa serie di discorsi che nasce come spunto da una serie di lavori biografici


Il tema privilegerà quello che viene chiamato il 12º petalo di questa rosa biografica ed è mirato al tema dei talenti, delle abilità e delle capacità.

Quando ho formulato il titolo inizialmente non mi soddisfaceva fin infondo poi un giorno camminando sono andato incontro al titolo che è la premessa che in qualche modo racchiude questa tematica.


Il titolo è: la Vita come maestra.


Capita nella vita che uno incontri delle guide nei campi nei quali lavora, nei campi più svariati e queste guide possono anche diventare dei maestri, magari sono anche già dei maestri nel loro campo. Ma capita anche che uno non incontri un maestro e certamente questa è un’esperienza particolare, perché in realtà bisognerebbe rivolgersi alla propria vita per conoscere il maestro che vi è al suo interno.

È interessante perché si dice anche “via maestra” e in realtà nella nostra vita c’è una via maestra il problema è andare a rintracciarla, attraversare gli eventi della propria vita, scandagliarli, rovistarli e lasciarli poi da parte per avere l’illuminazione giusta per riconoscere questa via. Anche perché ad essere onesti, questa via non può che non essere un cammino impervio esposto a diverse prove, allora sì che possiamo dire: la Vita è una maestra.

La Vita è una Maestra

Certamente in tutto questo ci chiediamo: “In che cosa si caratterizza una via?”. È certamente interessante perché nella fiaba delle fiabe, i Vangeli, viene riportata questa domanda da Tommaso. Tommaso chiede a Gesù: “Ce la puoi indicare una volta per tutte questa via?” E lui gli risponde semplice, aforistico “Io sono la via, la verità è la vita”.

In tutto questo è racchiuso il segreto di cogliere il maestro nella vita proprio perché lungo la via troviamo indicazioni stradali, ostacoli, sbarramenti, deviazioni. Capita normalmente guidando in autostrada, dove ci ritroviamo di fronte a diverse situazioni e a queste occorre dare una pronta e presente risposta.

Certo che se poi ascoltiamo queste parole ci rendiamo conto che lungo la via ci troviamo di fronte a due grandi tentazioni: la tentazione della veste della finzione e la tentazione della veste della menzogna. Dobbiamo essere massimamente desti nel riconoscere nei nostri incontri e nelle nostre vicende ciò che è finzione e ciò che menzogna. Sono due forze che lacerano, oscurano e in qualche modo accecano il percorso. Eppure se vogliamo dare una caratterizzazione del maestro è: colui che disimpara a cercare e impara a trovare. La frase che dice “chi cerca trova” è corretta ma è per il primo stadio, il secondo stadio è questo:


“disimpara a cercare e impara a trovare”.


Quando si percorrere una via ci si dimena in mezzo a verità o presunte verità, ad apparenze di verità. Quando ci si instrumenta nel distinguere adeguatamente nel proprio cammino dove siamo, con chi siamo, dove stiamo andando, sia da un punto di vista individuale sia da un punto di vista sociale; allora ci rendiamo conto che dobbiamo scremare la nostra vita dalle manipolazioni che patiamo ogni giorno nella misura in cui non siamo desti a noi stessi.


Come si diventa maestri?

Il detto di Goethe “l’esercizio fa il maestro” richiede una continua disciplina perché è quello che distingue il talentato da colui che riesce a far maturare i propri talenti che ha dalla nascita e che può far fiorire solo nella misura in cui si esercita, si porta in una disciplina, in cui fa valere massimamente la propria volontà nell’esercizio quotidiano. È nell’esercizio quotidiano che entra quell’Io artista che può far sì di trasformare i propri talenti per farli diventare abilità.


Il talento è tale che bisogna farlo crescere e diventa un’abilità, una maestria.

Cito il tema delle capacità perché rappresenta lo spalancarsi di nuovi talenti. A qualsiasi età noi possiamo lavorare con il faro dal futuro per forgiare nuovi talenti, che sono in realtà le capacità. Costruire gli ultimi anni della nostra vita la possibilità che queste nuove capacità diventino talenti in una vita successiva, per chi voglia aprirsi al pensiero di una sequenza di vite. Quando noi facciamo questo esercizio autobiografico stiamo già facendo un esercizio di autocoscienza biografica che ci permette di riconoscere come la vita ci é maestra.


Domande dal futuro, domande dal passato e domande dal presente

Ora passiamo alle domande che ordino in questo modo: domande che vengono dal futuro, poi domande che vengono dal passato infine domande che riguardano il presente.

Dal futuro ho due domande: Da quali talenti, pur non possedendoli, ti senti attratto? Quali opere stai progettando sulla base delle abilità che stai sviluppando?

Dal passato ci possono arrivare queste due domande: Come hai scoperto i tuoi talenti? E quali talenti hai tralasciato?

Poi ci sono le due domande del presente: Come stanno maturando i tuoi talenti? Quali capacità nuove stai coltivando?

Einstein diceva:” Io non ho particolari talenti sono soltanto appassionatamente curioso”.

Uno scenografo statunitense disse:

”Mi ci sono voluti 15 anni per scoprire che non avevo il talento dello scrittore ma non ho potuto smettere perché a quel punto ero già troppo famoso”.

Un ebreo polacco:

“Il momento in cui si riconosce la propria mancanza di talento È un lampo di genio”

d’altronde chi è molto allentato si dice che è un genio e il genio in qualche modo si interfaccia con il folle. Nietzsche ne è un classico esempio.

I codici

Da questo punto di vista vorrei riprendere per allargare questo tema. La volta passata ci stavamo focalizzando sul tema degli incontri. Questi incontri sono contornati da 4 Geni della lampada e ognuno ha a che fare con un’articolazione dell’entità umana.


Il Genius Loci, il genio del luogo dell’incontro ha a che fare con la realtà fisica dell’uomo.

Il Genius Temporis che ha a che fare con il tempo, con il momento in cui avviene l’incontro, ha a che fare con la realtà vitale enterica.

Il Genius Morbi che è legato al tema della malattia, ha a che fare con la realtà astrale, anemica dell’uomo per la stretta connessione che c’è fra la componente dell’anima dell’uomo e l’insorgere delle malattie.

Infine il Genius Opere ha a che fare con la realtà dell’individualità umana, è quel genio che ci fa riconoscere attraverso le opere di una persona ciò che uno ha fatto in vita, lo spirito individuale.


Questo voleva essere un richiamo di memoria per andare a guardare i 4 codici. Il termine codice si usa quando si vuole decrittare un linguaggio segreto, che si traduce attraverso una filiera di scoperte che sono richieste. Il codice che ha a che fare massimamente con la realtà fisica è il codice genetico, scoperto nel XX secolo. Il codice genetico è solo un’espressione della realtà fisica, la scoperta dei cromosomi e del genoma. Interessante è ciò che è stato scoperto negli ultimi due decenni ovvero la scoperta del codice epigenetico, quello che riguarda l’ambiente, il contesto epocale nel quale accadono avvenimenti che si iscrivono in quella parte della struttura nucleare anche cromosomica dell’essere umano che va ad essere condizionata da questo codice. Di questo codice sentiremo molto parlare perché proprio su questo la nuova epidemiologia potrà costruire una diversa visione della medicina. Il primo che lo ha citato è stato uno scienziato italiano, Pier Mario Biava.


I codici non finiscono, ce ne sono altri 2

Il terzo codice è quello dei condizionamenti, essendo un codice che riguarda la vita dell’anima, le nostre credenze i nostri pensieri. Basti pensare a quante credenze ci sono nella medicina convenzionale in rapporto all’insorgenza delle malattie. Un ginecologo come Semmelweis, che è finito in un ospedale psichiatrico dopo aver scoperto la relazione fra la cattiva gestione igienica dei parti e la possibilità poi di avere morti infantili, venne deriso all’impossibile. Oggi dopo le scoperte di Pascal ci troviamo nel versante opposto dove ogni malattia sembra avere una relazione infettiva dimenticando che, come diceva Pasteur, “il terreno va considerato insieme alla presenza di flora microbica”. Ma il codice dei condizionamenti non riguarda solo la vita del pensare ma riguarda anche la vita del sentire, in cui troviamo tutti i nostri pregiudizi (i più facili da pescare sono quelli razziali).

Insieme ai condizionamenti del pensare e del sentire ci sono anche i condizionamenti del volere e questi li possiamo chiamare “le coercizioni”, che si possono sviluppare a livello legislativo basandosi su determinate credenze. Questo codice astrale è un codice chiave che una volta aperto e letto nella sua scrittura occulta aiuta a riscrivere la patogenesi delle malattie, cioè il loro percorso.

Il quarto codice è il codice dei valori e dei talenti, attiene strettamente all’Io e l’Io è il portatore di questi talenti o meglio è colui che può fare di questi talenti, della propria terra corporea lo strumento per la loro realizzazione.


Come scoprire i talenti?

Questo è un tema pedagogico, si incontrano scelte pedagogiche chiave. Se la pedagogia non ha come punto di riferimento il far fiorire dei talenti dai bambini che ne sono portatori, se non consideriamo il bambino come quell’essere non adulto, ma essere come tale, sarà difficile che questi talenti possano emergere. Sarà difficile perché è la scuola la fucina per far fiorire i talenti e spesso non basta.

Per andare alla scoperta dei propri talenti dobbiamo percorrere un tragitto in 4 tappe.


Il primo passo è “Segui la tua stella”, questo è un riferimento celeste, quella stella è la depositaria luminosa dei miei talenti. Con questa stella non solo mi ci rapporto con il cielo ma mi posso rapportare con la terra e nel rapportarmi con la terra lo faccio quando incontro un altro.

Quando incontriamo una persona, la luce che ci portiamo sulla fronte va ad illuminare la luce dell’altro e la nostra stessa luce risplende. Negli incontri umani abbiamo la possibilità di costruire e riconoscere la costellazione di persone con cui ci sentiamo affini. Non è detto che questa costellazione sia la stessa per tutta la vita, può cambiare. Tuttavia se guardiamo dal punto di vista biografico noi stessi e le persone con le quali abbiamo costruito un percorso insieme allora scopriamo come siamo maturati nei miei talenti, nella ricerca di nuovi partner con cui collaborare.

Naturalmente questo è più semplice riconoscerlo sul piano delle attività lavorative, o nei propri interessi extra lavorativi.


C’è anche un altro aspetto, un’altra figura interessante, quella del talent scout, lo scopritore di talenti. Il talent scout è una persona che è dotata di un talento a sua volta, quello della finezza e della sensibilità raffinata, perché sa intuire da poche cose, da pochi gesti che una persona è talentata. Il talent scout è in qualche modo il maestro che troviamo nella vita, perché questo maestro dal momento in cui ci fa da talent scout tira fuori da noi il percorso.

Il secondo passo è “Tira fuori i sogni dal cassetto”, anche perché senza sogni non si costruisce futuro, i sogni daranno vita a progetti e ad opere. “Tira fuori i cassetti e cerca i sogni che ci hai riposto dentro”.

Il terzo passo è “Ritirati in buon ordine”, un’azione di silenzio dentro di te. Ti sei affollato nel cassetto a cercare i sogni, non sai quale scegliere, a questo punto ritirati perché questo passaggio è in realtà un confronto profondo nel deserto della propria solitudine per trovare l’essere solare dentro di noi che ha bisogno di ritracciare la via luminosa.

Il quarto passo in fine è “Esci allo scoperto” come sei, in un impegno continuo che si riallaccia al tema della disciplina quotidiana nella quale ci mettiamo alla prova. Quello che conta è rimettersi sempre in pista e tenere sempre presente quel faro dal futuro che eroticamente ci guida.

C’è un altro aspetto dei talenti che devo affrontare: uno può riconoscere in sé dei talenti, però ci sono dei talenti che richiedono di essere sostenuti, foraggiati.

Al Guggenheim di Venezia è presentata una mecenate molto importante che ha ammanito a tutti quegli artisti di cui ha riconosciuto il talento come Pollock tra i più importanti.

Possiamo anche citare il ruolo del genitore come foraggiatore di talenti, sostenitore, colui che ci ha sostenuto nel nostro percorso formativo, ha donato. Non può non esserci un foraggiare dei talenti senza un denaro di donazione.

Il denaro di donazione

Il denaro di donazione è un denaro strettamente spirituale, che tiene conto del codice dei talenti, permette che questi maturino. Se una società o un’epoca culturale disconosce il ruolo del mecenatismo ma anche il ruolo del denaro di donazione, fa veramente un harakiri sullo sviluppo culturale, epocale e morale di quello che si vuole portare avanti.


Potremo porci una domanda: “I talenti sono ereditari?

Se abbiamo detto che il codice dei talenti è il codice dell’Io questo non ha niente a che fare con il codice genetico, è inutile andare a pescare il talento pittorico nel cromosoma 21, è tempo perso per la ricerca. Cerchiamo di riconoscere fino in fondo il valore dei talenti, riconosciamone i valori individuali, riconosciamo che fanno parte del codice dell’Io non con quello fisico.

È interessante che il talento in realtà in antico era costituito di una materia metallica che è l’argento. Un talento equivaleva a 30 chili di argento! Aveva un valore non da poco. È interessante che la parola “talento” sia finita per corrispondere al significato che oggi gli diamo, perché ha perso ormai il suo valore monetario. Di fatto il talento è diventato già in epoca Evangelica un qualcosa con la quale si giocava ancora con il duplice significato della parola, nel senso che nel Vangelo si fa riferimento al denaro ma in realtà il riferimento è all’altra faccia del talento cioè quello a cui noi diamo oggi valore, senso e significato.


Se il talento come moneta faceva riferimento all’argento è perché in realtà c’è una campanella d’argento che suona quando sta per nascere un nuovo essere, anzi quando questo viene concepito. C’è un momento magico nel quale la donna ha in uno dei focolai cardiaci un suono di una campanella d’argento come se contrassegnasse il “sono pronta a ricevere, ad accogliere”. Per prima la concezione avviene nel cuore di sopra non in quello di sotto, che è l’utero. Per accogliere questo pensiero bisogna uscire da una visone unilaterale e materialistica per cui pensiamo che la concezione avvenga nel cuore di sotto per prima, ma non è così, la concezione avviene prima nel cuore e viene preannunciata dal suono di una campanella d’argento. Possiamo dire che la porta della nascita è una porta lunare, come sappiamo che alla luna corrisponde questo metallo.


Come possono sbocciare nuove capacità? Anche qui abbiamo quattro passi

Il primo “Concedersi 4 piccoli piaceri quotidiani pro salutari” come minimo, bisogna avere una lista di almeno sette o dici piaceri. Come piacere si intende ciò che ti sorridere, ridere e questo è una chiave educativa. È impensabile scovare una capacità creativa se prima non ci si esercita e per esercitarsi questo primo passo è necessario.


Il secondo passo è “Rinfrescarsi con attività artistiche” è il verbo che ho sperimentato di recente. A volte le sorprese che possono derivare dal frequentare attività artistiche sia dal punto di vista igienico che da quello terapeutico possono venir fuori cose inaspettate, soprattutto se con una capacità introspettiva cerchi di penetrare il senso e le caratteristiche dell’attività artistica che ti viene portata in conto. Una paziente mi ha riferito che dopo una seduta di terapia del colore le sono emersi ricordi di sogni e della propria vita; questo vuol dire che il colore aveva veicolato in lei la capacità di entrare e di svelare qualcosa di cui il foglio è portatore, il foglio infatti è uno specchio dell’anima e in quel momento i nostri ricordi depositati nell’anima ci appaiono nella misura in cui io partecipo intensamente all’esperienza stessa.

Al risveglio alla paziente le è arrivata questa frase “Chi trema ha la certezza del cuore” perché in fondo chi trema lo può fare sia perché è una spinta che arriva dalle profondità basse del sistema del ricambio legato alla volontà sia dal punto di vista invece del pensare nell’ambito dei dubbi.

È come se chi tremasse fosse preso da questi due poli e nascostamente ha questa forza del cuore, che è una forza di certezza importante che va riconosciuta sia per chi la vive che per chi la vede negli altri.


Il terzo passo è “Lavorare con le mani”, qualsiasi lavoro con le mani è uno delle due valenze importanti con le quali possiamo caratterizzare l’arte delle arti cioè l’arte sociale. Il lavorare con le è mani non solo crea manufatti ma ha creato edifici, templi, strutture architettoniche magnifiche, stalle, laboratori e officine. Le mani, ancor prima che diventino arti robotici, sono utilizzate per lavorare. Il segreto è riconoscere nella mano quell’arto creativo che cambia nel corso dei secoli.


Il quarto passo è “Il condividere” a qualsiasi livello. La capacità di condivisione è il punto centrale di cui c’è necessità, dopo i 40 anni è punto obbligato dell’evoluzione sociale che passa attraverso il lavoro individuale creativo originale.

Per sbocciare nuove capacità abbiamo 4 lunghi passi, quello che conta è camminare costantemente con questo ritmo di quattro passi e questo ritmo e quello che ci può accompagnare in maniera costruttiva verso questa meta del faro del futuro, far sbocciare nuove capacità. Talenti lo diventeranno dopo, quando ci verranno restituiti in prestito. I talenti sono denaro in prestito, ci vengono dati ma ci potranno venire tolti sulla base di quello che noi ne avremo fatto. Se ci abbiamo lavorato, questi talenti che ci sono dati in prestito e per i quali abbiamo costruito i presupposti in una vita precedente, sono quelli che portano avanti l’umanità.

Vorrei chiudere questa conversazione con una poesia ritmata, un motto di Meister Eckhar un mistico del 1300:

“Il piacere genera il riso, il riso genera la gioia, la gioia genera l’amore e l’amore genera l’Uomo”.

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Il Dott. Angelo Antonio Fierro è uno dei docenti della Scuola del Colore Stella Maris. Scopri il nostro corso biennale e contattaci

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